La scultura contemporanea sarà uno dei linguaggi centrali della nuova edizione di YouNique, intesa come spazio di ricerca, materia e presenza nello spazio. La tridimensionalità torna a imporsi come esperienza fisica, concreta, capace di attivare uno sguardo attento e consapevole. Le opere presentate nella Boutique Fair 2026 attraversano approcci differenti alla forma, al volume e ai materiali, mettendo in dialogo tradizione e sperimentazione, maestria tecnica e visione contemporanea. Una selezione che riunisce maestri affermati e ricerche indipendenti di forte personalità, offrendo ai collezionisti opere capaci di coniugare valore estetico, tecnica e identità.
Gli scultori indipendenti espositori a YouNique Boutique Fair of Arts 2026
Tra i nomi di maggiore rilievo figura Andrea Roggi (Sala 8), artista di fama mondiale che ha eletto il bronzo a materiale prediletto. Attraverso il rito della fusione a cera persa trasforma magistralmente i modelli in argilla in opere di grande dimensione, ricche di dettagli e qualità esecutiva. Accanto a lui, Marco Piva (Sala 6), artista, architetto e designer italiano dalla carriera globale e dal linguaggio unico e riconoscibile. Protagonista di progetti trasversali in tutto il mondo, dal masterplan all’architettura, dall’interior al product design, presenta in partnership con Helios Automazioni The Lightness of Stone, un viaggio sensoriale in cui il marmo si libra nella leggerezza della luce.

La fusione in metallo è oggi al centro della ricerca di Guido Angeletti (Sala 10), le cui opere nascono sempre da un disegno o da un appunto rapido capace di catturare un’idea fugace. Dopo aver sperimentato diversi materiali e metalli preziosi, concentra la propria attenzione sulla trasmutazione di emozioni e sensazioni in una materia solida e duratura. Fortemente riconoscibili sono anche le sculture di Irena Dragova (Sala 15), contraddistinte da tratti sicuri e da un linguaggio personale. Nella definizione mentale delle sue opere inserisce con determinazione un elemento tattile che diventa parte distintiva della sua ricerca.

La ceramica è la compagna più fedele del percorso artistico di Claudia Von Boch (Sala 12), nata in Canada e formatasi anche in Argentina. La geologia è parte integrante del suo lavoro: realizza le proprie opere recuperando resti di argille, ingobbi e smalti del suo studio, trasformando la materia in elemento centrale della narrazione plastica. In dialogo con il mondo dell’arte e del collezionismo si inserisce la Gioielleria Mario Sessa (Sala 8), fondata a Milano nel 1955 e riconosciuta negli anni come “Bottega Storica” e “Negozio Storico”. Dal 2014 opera nelle principali manifestazioni di settore in Italia e in Europa, ampliando la propria ricerca verso l’arte contemporanea e il modernariato, acquisendo la più grande collezione al mondo di orologi Neos Clock disegnati da Nathalie Du Pasquier e George Sowden, esponenti del gruppo Memphis Milano.

Dopo diverse esperienze all’estero e a Basilea, Francesca Petrarca (Sala 11) si stabilisce a Stabio dove vive e lavora nel proprio atelier. L’incontro con le opere di Alberto Giacometti è stato determinante per avvicinarsi alla scultura, disciplina attraverso cui incanala energie ed emozioni dando loro forma concreta. La formazione in Ricerche Plastiche segna l’inizio del percorso di Federica Rettore (Sala 25), che fonda il proprio atelier dedicato al design e alla produzione di gioielli. Il suo stile si distingue per originalità e per un approccio eclettico ai materiali, dai più preziosi ai più inusuali, concependo ogni creazione come una piccola scultura.

Nato a Venezia, Mauro Bonaventura (Sala Affreschi) si appassiona all’arte del vetro apprendendo le tecniche di soffiatura e decorazione. Successivamente si dedica alla lavorazione a lume, che gli consente di realizzare opere di piccole dimensioni caratterizzate da grande precisione nell’uso della materia incandescente. Cresciuto a Davos in un paesaggio naturale che ha nutrito la sua passione per il disegno, Carlo Minelli (Sala 5) si avvicina inizialmente alla forgiatura del metallo per poi approdare all’argilla e alla scultura, ampliando progressivamente la scala delle proprie opere fino a collaborare con la fonderia d’arte di Mendrisio.

Nelle opere di Manuela Rossi (Sala 18) si percepisce una soglia sottile tra desiderio e illusione. Attraverso un gioco di curve, velature e trasparenze, il corpo femminile sfuma in un’idea che richiama la fragilità della sensualità e la ricerca della bellezza come accenno di sogno. Al centro della ricerca di Raffaele Russo (Sala 33) vi è il delicato rapporto individuo-società e il fragile legame uomo-natura. Attratto dalla sperimentazione di diversi materiali ma con una predilezione per il marmo, ne indaga le potenzialità espressive e sensoriali spaziando dal figurativo all’astratto.

Visionario artista milanese cresciuto a Stresa, Stefano L’Altrella (Sala 32) attribuisce nuova vita a oggetti considerati non indispensabili o segnati da rotture, trasformandoli in opere uniche in cui la cicatrice diventa simbolo di rinascita e guarigione. Vanda Archi (Sala 4) è una ceramista in continua evoluzione. Le sue opere esprimono interiorità attraverso volti, busti e corpi avvolti da nastri simbolici; capigliature scultoree a petali, superfici texturizzate e tecniche ispirate al kintsugi completano un linguaggio unico e riconoscibile.

Infine, Vincenzo Accardo (Sala 29) presenta a Lugano la sua prima esposizione con reale vendita di opere a cui è legato visceralmente: una collezione di soprammobili artistici con illuminazione, mai esposti al pubblico, che segnano un momento significativo del suo percorso.

